MODENA
17 dicembre 2007

La "Puccini" a Sassuolo e a Modena ha incantato un pubblico entusiasta
Claudia Paparella

Un concerto per condividere il senso cristiano della Natività nel nome della musica sacra, ricordare Luciano Pavarotti dedicandogli una toccante pagina del "Requiem" di Puccini, autore prediletto dal tenore e compositore che dà nome alla corale sassolese, ma anche un appuntamento per incoraggiare il sostegno popolare all'iniziativa di Telethon, oltre che onorare la propria migliore tradizione artistica iniziata nel lontano 1926.
Così la scuola corale "Giacomo Puccini" è stata meritatamente festeggiata, nel fine settimana prima nel Duomo di San Giorgio a Sassuolo e poi nella chiesa di Sant'Agostino a Modena, da un pubblico numerosissimo ed entusiasta per un programma già collaudato in altre occasioni, con alcuni momenti della "Messa di Gloria" di Puccini e un'antologia della "Messa Solenne di Santa Cecilia" di Gounod.
Se quello pucciniano è il saggio finale di uno studente lontano dall'ispirazione teatrale, con linee melodiche estremamente disadorne, ma che nell'Agnus Dei" ci offre curiosamente il madrigale sensuale che ritroveremo nel secondo atto di "Manon Lescaut", tutt'altra è la pienezza contemplativa effusa da Gounod con un'elaborazione strumentale importante ma antiretorica che ha dato risalto all'Orchestra Filarminoca Emiliana, ottima formazione sempre molto cantabile e all'occorrenza vaporosa (a proposito meritano piena solidarietà i musicisti che domenica si sono esibiti in una Sant'Agostino glaciale).
A dirigerli, con la consueta eleganza, il Maestro Francesco Saguatti, direttore storico della corale, musicista colto che ha sempre valorizzato le voci nelle composizioni più consone e risaltarne la densa cremosità del registro centrale, il brillio acuto dei soprani, la pienezza del coro virile. Oltre che educare le argentine vocine del coro Junior (diretto da Veronica Zampieri).
Solisti del recital erano il tenore Matteo Macchioni; bel timbro, genuinamente espresso e voce che sale facilmente all'acuto anche se un po' schiacciato su alcune vocali, ma da seguire negli studi vista la giovane età. E poi è un pianista e questo giova al suo carattere di artista consapevole.
Altrettanto Riccardo Di Stefano, baritono dall'accento nitido e aristocratico e il soprano Olena Kharachko, dalla voce agile e aggraziata.
L'immancabile girandola di canti natalizi ha concluso la generosa esibizione accolta con vero e proprio entusiasmo dal pubblico che ha gremito le chiese.





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